Due parole per presentare il Trofeo Fantozzi:
E’ la decana delle corse ciclistiche antisportive italiane, essendo ormai giunta al quattordicesimo anno. Trattasi di una competisione per atleti ipodotati (trad.: con poca prestansa fisica) nella quale, all’atto dell’iscrisione, viene redatto un coefficiente di sfiga per ogni partecipante da un software mostruoso. Esso va poi a sommarsi al piassamento effettivo di ogni concorrente e contribuisce non poco alla compilasione della classifica finale. Tradotto significa che se uno arriva primo ma ha un coefficiente di sfiga molto basso, o addirittura con valore negativo, non è detto che sia il vincitore. Capito?
In più il percorso è sempre diverso, perché l’altissima organissasione dei promotori ha fatto sì che il comune di Genova patrocinasse il tutto e mettesse a disposisione dei ragassi tutte le strade delle quali hanno bisogno. Pensate che da qualche anno è previsto anche il guado del torrente! E come nella Balorda tutti gli atleti sono travestiti e guidano messi trasformati geneticamente. Nelle reportage fotografico che ci hanno portato abbiamo visto correre anche L’Urlo di Munch e Coppi…
Per finire il trofeo Fantozzi ha davvero un sacco di sponsor, alcuni anche molto importanti, che hanno creduto a tutto questo e non si sono fatti delle paranoie come tanti potensiali finansiatori si sono fatti qui da noi, del tipo: se metto il mio nome in messo a quella banda di cretini, poi ci perdo la faccia ecc. A buon intenditor…
E ancora: il trofeo Fantozzi fa parte del progetto Genova 2004 capitale della cultura europea, e parte lo stesso giorno in cui ha inisio il Giro d’Italia!
Sat sembra?
Ah no?
Che or’è?
M’et tolt?

Detto questo passiamo alla cronaca dei fatti.
Dopo un fitto lancio di mail da entrambe le parti per accordarsi sulle modalità, il week-end del 6/7 novembre è partita da Carpi una delegasione della Balorda composta da 8 persone poco raccomandabili per fare il gemellaggio delle due manifestasioni. I partecipanti: Gadda, Sponghi, Cocco, Luca il Matto, Gel, lo Slavo, Seba ed il grande Daniele Verrini che per l’occasione si era presentato molto contento.

Durante il viaggio abbiamo fatto uno spuntino con lo gnocco preparato da Daniele, una specialità fossolese che deve essere tagliata con il flessibile e maneggiata con i guanti da elettricista, data la consistensa simile al panforte e al poliuretano espanso.

Non appena arrivati a Genova abbiamo spassato via 70 euro di focaccia genovese sotto gli occhi sbigottiti dei venditori ambulanti del porto africani e cinesi, ma era l’ora di pranso ed avevamo guidato tanto.

A Genova ci ha raggiunto Spine, un concorrente della Balorda che sta studiano ingegneria navale. Gli sono bastati due minuti (120 secondi) per entrare nello spirito della delegasione. Da 8 siamo quindi passati a 9.

Nel pomeriggio del Sabato siamo stati accolti dal grande Gigi, uno dei partecipanti-organissatori più ansiani della manifestasione. Gigi è circa sessantenne ed ha uno spirito della madonna, alla faccia dei nostri tiraculo e fancazzisti padani che a venticinque anni devono ancora correre una Balorda e preferiscono venire soltanto da spettatori!

Gigi ci ha fatto fare una bellissima visita per il centro di Genova e per il porto vecchio, illustrandoci tutto quello che poteva e dando anche brevi cenni storici sui monumenti. Davvero un signore.

Poi i Balordi si sono ritirati in ostello per prendere le postasioni letto. L’alloggio era in una camerata da nove persone che faceva molto Terso Reich, ma in compenso si godeva di un panorama bellissimo su tutta Genova.
All’ora di cena il balordo genovese ci ha accompagnato nel ristorante designato per il gemellaggio.
La delegasione dei ragassi autoctoni era composta da circa venti persone, uomini e donne, alcune anche molto belle, che non guasta mai.

Noi d’altra parte abbiamo pensato bene di presentare Daniele Verrini come presidente, e lui per ringrasiare ha tenuto un indimenticabile discorso ultra ermetico che rimmarrà negli annali della Balorda.
Durante la cena ci sono stati conferiti il diplomi di atleti ipodotati ed altre onorificense, ed è stato bello scoprire che in Italia non siamo soli! Esistono davvero altre persone con lo spirito da deficienti come noi! Eureka! E il bello era che la stessa nostra sensasione l’avevano anche i genovesi!

C’è da dire che la delegasione balorda non si è presentata impreparata, ed ha portato in segno di amicisia un grande scatolone contenente i seguenti articoli nostrani:
- n. 2 salami, uno a ciambella ed uno tradisionale
- n. 1,5 kg di cappelletti preparati dalla badante moldava della nonna di Luca il matto
- n. 1 cotechino
- n. 1 mortadella appesa
- n. 1 kg. di grana
- n. 2 belsone
- diverse bottiglie di lambrusco, che erano molte di più alla partensa ma il viaggio ci aveva quasi disidratato e sai com’è…

Ci siamo scambiati tante idee e consigli per migliorarci, ed è stato stretto un patto di aiuto reciproco che ci porterà a lavorare da entrambe le parti, fantozziani e balordi insieme per la buona riuscita delle due manifestasioni.

Ai genovesi è poi affiliata un’altra corsa in Svizzera, organissata da un capoccia della polisia in pensione, ma questa è sugli sci da fondo! Anche qui sarà presente una delegasione balorda, potete scommetterci le mutandine!
Il progetto che ci accomuna è l’intensione di organissare in futuro un mini-giro d’Italia che toccherà tutte le manifestasioni antisportive, forse è ancora presto per parlarne ma è qualcosa di più di una semplice idea.

La cena gemellaggio si è conclusa con una frase emblematica di una ragassa genovese: “Ma voi come fate ad essere in così in forma dopo tutto quello che avete bevuto? Io sarei da portare via in barella…”

La nottata si è protratta tra racconti e cazzeggi vari fino a circa le 2 di notte, perché poi alla mattina alle 9 in punto dovevamo essere fuori dall’ostello, che come abbiamo detto prima era diretto da una Frau delle S.S., e con i tedeschi non si schersa.
Lasciamo immaginare a chi legge, il gas sviluppato all’interno di una stansa di metri 2x4 contenente 9 persone che a loro volta contengono fagioli, vino, aglio, focaccia, ecc…

La mattinata della domenica genovese ci ha sorpreso piacevolmente perché presentava un simpaticissimo clima primaverile, che ci ha portato a fare l’aperitivo per le vie del centro in maniche corte.
Abbiamo pransato in un ristorante con un’entrata che sembrava un garage, ma era uno di quei posti in cui l’aspetto del locale è inversamente proporsionale a quanto si mangia bene. La delegasione ha degustato le prelibatesse del luogo, ma si è trovata particolarmente bene con le frittelle di baccalà e con il vermentino locale.
Una volta sazi siamo andati a vedere l’acquario di Genova con una media di 1,5 litri di vino in corpo per ciascuno. Veramente molto bello! L’unico inconveniente è stato che in tre ore la temperatura esterna era calata di 20 gradi e c’era pure quella pioggerellina spaccamaroni che noi tanto bene conosciamo.

Alle ore 18.30 circa siamo ripartiti per casa, facendo ritorno alla base alle 22.00 circa, stanchi ma felici.

P.s.: una cosa che proprio non abbiamo capito di Genova sono le scritte che si trovano sui muri. Alcune sono incomprensibili perché usano una grammatica inesistente in natura, altre non si capisce proprio perché qualcuno abbia sentito il bisogno di scriverle. Tra tutte quelle che abbiamo visto ne riportiamo una:
- Il cinema è un elefante

Noi il senso non l’abbiamo trovato e ne stiamo ancora discutendo.
Ognuno troverà il suo, ed in ogni caso sarà il più giusto.